Giuseppe Chiari

Biografia

La musica è il senso, l’inizio e la fine, di ogni atto creativo di Giuseppe Chiari. La musica intesa in tutte le sue sfaccettature e stati e, dunque, dalla sua nascita, la composizione, alla sua trascrizione, lo spartito. Il retaggio wagneriano dell’unità delle arti, dell’utopistico Gesamtkunstwerk, trova chiara espressione nell’operato artistico di Chiari, impegnato a raggiungere in pittura l’immaterialità e la non- referenzialità della musica. Sono sessant’anni oramai che il mondo artistico vive la intermedialità e l’interattività, il sconfinamento e l’interazione linguistica che con Fluxus trovano i propri auctores anche nel campo musicale (pensiamo a John Cage , La Monte Young etc.). La musica visiva è un dato di fatto è nessuno più si pone il problema di che cos’è un colore acustico. Ebbene, Chiari si forma come artista concettuale proprio sulla scia di tale ricerche evidenziando bene le due direzioni principali di esse: da una parte, nell’ambito musicale, l’attenzione su i meccanismi di costruzione ed esecuzione dell’oggetto sonoro a livello notazionale, ovvero, la partitura arriva a caratterizzarsi con la propria componente visiva che porta a un aumento dell’attenzione al valore della realizzazione grafica, dove l’iconicità della scrittura prevale sulla originaria natura di sistema simbolico non-verbale. La grafia musicale standard sulla superficie cartacea rappresenta graficamente  il decorso temporale degli automatismi preordinati dell’esecuzione sonora, ma anche una pittografia che acquisisce formalmente un valore estetico.  Ed ecco che  nascono  le forme di pseudo -notazione di fruizione quasi esclusivamente visiva che donano allo “spartito” un’identità autonoma, ulteriore all’eventuale esecuzione o eseguibilità acustica. Sul fronte delle arti visive l’astrattismo e il concettuale conquistano irreversibilmente l’incorporeità tipica dell’espressione musicale. La pittura cede il posto all’azione e le manifestazioni sintetiche, dal dripping al happening e alla performance, sono accomunate dall’utilizzo di un colore “diffuso”, luminosamente inteso e trattato veramente alla stregua del suono, in una combinazione di elementi visivi e uditivi che costruisce l’iter contemporaneo dell’opera d’arte totale sognata dai Romantici. Sono questi i presupposti che permettono a Chiari di “trattare” la musica come pittura e viceversa e di trasformare gli oggetti musicali in artefatti e viceversa. Gli strumenti musicali, gli spartiti, i manifesti concertistici sono tali quali ma sono anche quadri. Le melodie sono anche pitture. La decontestualizzazione non è necessaria, il contesto è unico, gli esecutori sono gli stessi, i mezzi altre tanto. L’alterazione è registrata a livello percettivo sia da parte del creatore che da parte dell’osservatore. E non si tratta di un unico, eccezionale punto di vista, bensì di una nuova ottica, comprensione e cognizione del fatto artistico. La selettività dell’occhio e la specificità dell’azione creativa sono superate da un bisogno onnivoro e ogni comprensivo di esperienze estetiche trasversali. Il tutto perche, per perifrasare Wagner, l’arte non è nelle cose, è in noi.

critica a cura di Denitza Nedkova

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