Drago Cerchiari

Biografia

Per decodificare con la dovuta correttezza l’espressività allusiva quanto poetica di Drago Cerchiari, è necessario dedicare una breve premessa a questo suo modo suggestivo di esprimere l’altra anima della natura, che egli riesce a riportare in un incanto avvicinabile all’astrazione lirica, tramite un gioco di talento cromatico fatto di toni e contorni seducenti. Forse non è il caso di lasciarci fuorviare dai titoli delle sue composizioni, anche se certamente rappresentano la causa prima e ispiratrice dei suoi lavori, che hanno la dote di essere vivi e quindi tutt’altro che metafisici. Drago Cerchiari d’altronde non è pittore d’area verista, tutt’al più è collegabile a quella francese dei Nabis, che ha avuto in Bonnard il massimo esponente della ricerca fauve. Nel suo caso, comunque, non è limitante donargli la giusta collocazione in ambito storico, in quanto, tramite i suoi lavori, viene alla ribalta una figura curiosa di artista che ben conosce l’arte europea del secolo scorso, e la necessità di liberarsi completamente da ogni scoria romantica estetizzante. Nella sua ben articolata ricerca egli è figlio di quel Novecento artistico e rivoluzionario che tra le due guerre ha indagato, al di là degli schemi tradizionali, il rapporto tra arte e sogno, attingendo soprattutto agli studi sull’inconscio inaugurati da Freud e da Jung. Per aderire appieno al modo di raffigurare o, meglio, di trasfigurare la natura boschiva in chiave cromatica, si deve comprendere quanto egli sia un continuatore tutt’altro che pedestre, in quanto messaggero innovatore di una visione immanente e carica di avvertimenti. I suoi boschi canadesi incendiati che si riflettono in un lago, sono figli di una magica rivisitazione onirica, dove Drago Cerchiari, da gran prestigiatore del colore qual è, mette in scena una natura non più paradisiaca, ma neppure infera, data la spettacolarità luminosa dell’evento, pur catastrofico, che egli pone al centro della sua narrazione visiva. Giocando di prestigio con la sua tavolozza, egli ci avverte della sua necessità di addivenire alla percezione di un altrove, che riesce a sedurre l’osservatore attento, rendendolo partecipe di una metamorfosi non tanto naturale, quanto concettuale, ma comunque inaspettata e inquietante. Anche mettere in scena un bosco blu ha un suo senso, giocando sull’idea di una mutazione, o di un’alienità possibile, dove fra l’artista, l’opera e chi guarda si stabilisce una sorta di complicità, e la condivisione di un mistero. In realtà, non è facile rapportarsi nell’immediato con questi lavori, dove la figurazione è sempre comunque allusa in un’espressività astratta quanto mai delicata, dove l’artista gioca di contrappunto tra luci percettibili e ombre notturne. Tutto si può scrivere di queste ricerche, meno che esse siano casuali o arbitrarie, poiché questo modo di posizionare i colori e le fenditure segniche appare preordinato da una ragione compositiva meditata. Drago Cerchiari possiede una tecnica gestuale, che ben sa usufruire del colore quando lo deve apporre sullo spazio pittorico, dove forme informi agiscono sulle profondità e sui primi piani, e dove tutto evoca un’espressività poetica coniugata con una profonda sensibilità. Sapiente erede di un colorismo vibratile, Cerchiari riporta l’energia della natura nella sua funzione di caos primigenio, da leggere quindi, non come disordine incontrollato, ma come potenzialità creativa.

Paolo Levi

In order to decode with accuracy Drago Cerchiari’s expressiveness which is as much suggestive as poetic, we should make a briefly introduction about his suggestive way to express the different soul of nature, which he is able to restore to a delight that is like a lyric abstraction, through a game of chromatic ability made out of captivating tones and borders. We don’t want to be misled by the titles of his works, even though undoubtedly they represent the main and inspirational reason of his works, which are alive and therefore far from metaphysic. Furthermore Drago Cerchiari is not an artist of the veristic area, is associable at most to the French one of Nabis, that found in Bonnar its leader in the fauve research. In his case, however, it’s not constricting to give him the right place under an historic timescale, since through his works comes on the spotlight a curious figure of an artist who knows well the European art of the last century, and the need to get rid of every aesthetic romantic slag completely. In his well structured research he plays the role of the son of the artistic and revolutionary twentieth century that between the two wars investigated, beyond traditional schemes, the relationship between art and dream, especially drawing on the studies of the unconscious started by Freud and Jung. To best join the method of depiction or rather of transfiguration of the forestry nature in a chromatic light, it should be understood how he is far from the ordinary continuator, as an innovative herald of an immanent and full of admonitions vision. His Canadian’s woods set on fire that reflect in a lake, are sons of a magic oneiric reappraisal, where Drago Cerchiari, as a great colour illusionist as he is, puts on stage a nature no longer heavenly, but neither infernal, given the spectacle brightness of the event, although catastrophic, that he places in the centre of his visual narration. His sleight of hand with the palette, let us know his need to reach the perception of an elsewhere, which allures the attentive viewer, acquainting him/her with a metamorphosis not as natural, as conceptual, still unexpected and unsettling. Also playing out a blue wood has a meaning, playing with the idea of a mutation, or a possible alienation, where between the artist, the work of art and the viewer is set a form of mutual understanding, and the sharing of a secret. As a matter of fact it isn’t easy to immediately relate to this works, where the figuration is however always alluded to an abstract expressiveness particularly delicate, where the artist plays with contrasts between perceptible lights and nocturne shadows. Anything can be written about these researches, but not that are casual or arbitrary, since the way the colours are disposed and the sign splits seems prearranged by a carefully considered compositional reason. Drago Cerchiari has a gestural technique that knows well how to use colour when he has to put it in the pictorial space, where amorphous shapes act in the depth of the figure and in close-ups, and where all evokes a poetic expressiveness combined with a deep sensibility. As a knowing heir of a vibratory emphasis on colours, Cerchiari gives back the energy of nature in its role of primordial chaos, that has to be read, not like an unrestrained disorder, but as creative potential.

Paolo Levi

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