Marino Calesini

Biografia

Custodire la bellezza dovrebbe essere un dovere di tutti: a volte, essa ama nascondersi tra dettagli inattesi. Le si chiama in modo superficiale piante grasse, concedendo alle Xerofite la stessa scarsa attenzione che spesso si riserva alla natura. Si sottovaluta l’etimologia stessa della radice della parola, che ne sottolinea la secchezza, ponendo l’attenzione sulle innate attitudini alla sopravvivenza. A Marino Calesini i segreti di queste piante non sono rimasti preclusi: il suo fare artistico è un incedere verso il sistema di corrispondenze che regola gli equilibri dell’uomo e della natura. Il rapporto che l’artista ha con questa classe vegetale è una risonanza sensibile che sembra avvalorare la visione di Goethe di come la natura permetta la risoluzione dei suoi enigmi solamente a chi entra con essa  in empatia. La passione botanica cede al pennello l’ambizione artistica: la mano riesce con tratti essenziali a regalare lirismo, scomponendo i soggetti in infinite possibilità estetiche. A intenti osservativi Marino Calesini sostituisce microcosmi biologici ed emozionali: evitando una didascalica catalogazione di matrice illuminista, regala un dialogo tra  interno e esterno, tra simbolico e reale, tra apparenza e sostanza. Sezionando le succulente, Calesini ne svela le potenzialità comunicative, rendendo metaforicamente possibile la sopravvivenza dell’uomo in un mondo arido, di fronte al quale serbare emozioni in grado di restituire, come l’acqua, vita alla vita.

Francesca Bogliolo

Preserving beauty should be a duty to us all: at times, she loves to hide herself in unexpected details. They are superficially called succulent plant, giving to the Xerophytes the lack of attention that we often give to nature. The same etymology of the root of the word is underestimated, it underlines their dryness, pointing out their natural disposition to survive. Marino Calesini knows all the secrets of this plants: his artistic doing leads towards a system of correspondence which controls man and nature balance. The bond between the artist and this category of plants is an emotional resonance that appear to confirm Goethe’s vision of own nature allows to solve her mysteries only to whom is in empathy with her. Botanical passion leaves to the brush the artistic ambition: the hand gives lyricism with essential strokes, dividing subjects in infinite aesthetic options. Mario Calesini replaces the observational intent with biologic and emotional microcosms: avoiding an Enlightenment type of didactic classification, engages a dialogue between interior and exterior, symbolic and real, facade and substance. Selecting the succulents, Calesini shows their communication skills, making metaphorically possible man surviving in a barren world, from which we have to hold our emotions able to restore, like water, life to life.

Francesca Bogliolo

 

 

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