Eventi


Mostra personale Esposito,Renzi,Manzotti,Guicciardi



La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte

in Via San Felice 18 - Bologna

È lieta di invitarvi

Martedì 11 febbraio 2014

ore 18.00

All’ inaugurazione delle mostre personali di:

 

MARIO ESPOSITO

MASSIMO RENZI

STEFANO MANZOTTI

FILIPPO GUICCIARDI

Il primo pensiero, subitaneo, corre all'elogio della spezzatura all'interno del primo libro del “Cortegiano” di Baldassar Castiglione: “Spesso ancor nella pittura una linea sola non stentata, un solo colpo di pennello tirato facilmente, di modo che paia che la mano, senza essere guidata da studio o arte alcuna, vada per sé stessa al suo termine secondo la intenzion del pittore, scopre chiaramente la eccellenza dell'artefice”. Le tracce di figure delineate da Mario Esposito congiurano configurazioni come visioni fuggitive, velocissime successioni temporali d’immagine che riannodano i fili, ripensano pazientemente i tempi, immaginano e ricostruiscono spazi ed eventi, assumendo diversi significati e formulando nuovi – rinnovati – alfabeti e numerazioni. Il lavoro dell'artista si configura come un'operazione di sottrazione e addizione, accumulo d'immagine non bulimico, ma misurato e giustamente calibrato: tasselli come rapidi fotogrammi di pensiero vivace, guidati da una capacità del colore di farsi tramite, sintesi e oggetto esso stesso entro il quale riconoscere – alfine -  la struttura, anima dell'idea. La verosimiglianza raggiunge e oltrepassa la realtà, la semplice rappresentazione del reale. La pittura di Stefano Manzotti abbandona la narratività per divenire immagine visiva e visionaria di realtà supposte, immaginate tali, in cui prende vita lo smacco e lo scacco dell'incomprensione, della contraddizione in termini, dello scarto in cui il pensiero sia già al di là del tangibile. Immateriale quanto può essere inconsistente l'immagine di un'idea. Allora soltanto si possono accettare le metamorfosi, le raffinate anamorfòsi che l'artista raccoglie all'interno dei suoi dipinti, giuochi visivi in cui l’intelligenza intuitiva viene costantemente sollecitata, invitata a interagire con un'immagine che non rappresenta, ma conduce il pensiero. La pittura di Manzotti – elegante e raffinatissima – non si disperde in leziosità accademiche, riuscendo a raggiungere uno speciale tipo di persuasione che eleva e sublima la visionarietà dell'oggetto, ancora prima della speculazione soggettiva dell'individuo. La risultante dei suoi incastri d’immagine, delle sue composizioni e rielaborazioni mentali sta alla base stessa dell’esistere. La pittura di Massimo Renzi potrebbe identificarsi in una speciale sintesi di molti dei motivi vitali di un romanticismo universale, un florilegio di ipotesi visive che riflettono la realtà nello specchio di uno spiritualismo inquieto. I colori rincorsi a tratti brevi e ravvicinati a taches – le “macchie” tanto care a gran parte della pittura impressionista – paiono il frutto di approfondite riflessioni su tutto quanto concerne la teoria della visione, dai trattati scientifici di Eugéne Chevreul fino alle più moderne intuizioni dell'arte cinetica: l'armonia della percezione risiede in una sorta di “immobilismo cangiante”, un movimento appena suggerito e quasi sovrasensibile, capace di lasciare dietro gli spazi percorsi la scia di luce del senso universale. Dipingendo la luce in sé stessa, indipendentemente dagli oggetti sui quali si espande, Renzi  vela l'atmosfera del dipinto, l'elemento ritrovato tra sensazione e percezione: l'intensità brillante che “illimita” l'immagine, supera i confini del quadro per tradursi in soffio, spirito, consapevolezza. Mondo visibile e invisibile restano separati da una soglia assai labile, la velocità di pensiero non auspica l'idealizzazione del finito, ma la realizzazione dell'infinito. Tutto è in funzione del movimento, di una dinamica concezione dell'immagine che sia salto, vertigine e rivoluzione. La particolare tecnica utilizzata da Filippo Guicciardi è il frutto di successive e progressive fasi di montaggio, un'azione compositiva proattiva che si produce nel tempo e nello spazio dell'opera. L'osservatore conquista un ruolo non subalterno, ma parallelo e paritario a quello dell'artista, nella concezione estetica così come nel completamento formale dell'opera d'arte. Non c'è un tempo cronologico, misurabile, ogni punto di riferimento annega e si smarrisce nel flusso di un dinamismo continuativo che racconta i gesti di un passaggio senza principio e senza fine. Ancora di più: attraverso paesaggi costruiti da uno speciale geometrismo cromatico surreale, il quadro diviene simulacro, correlativo oggettivo di un piano quadridimensionale entro il quale modificare le direttive e l'apparato testuale dell'oggetto. Ciò che viene rappresentato non è ciò che è e viceversa, in ragione di una interpolazione visiva tesa a risaltare – potenziandolo – il mistero del fluire circolare dell'esistenza. La liquidità delle idee oltrepassa e trascende la statica fissità della materia/oggetto, lasciando che la forza agisca come spinta, oscillazione naturale e continuata che penetra la dinamica del Caos e la trasforma in realistica, volatile fantasia.

La costruzione dell'immagine rimanda allora a un qualcosa di indeciso, indefinito, non completato, così come non mai completato rimane il movimento nel tempo. 

Alberto Gross

                                                                                                                                                

Critica:

Presentazione a cura di Alberto Gross

Curatore mostra:

Deborah Petroni

 

Sponsorizzata e pubblicizzata da:

www.virtualstudios.it

www.genzianariccicomunicazione.it

www.ilpensieroartistico.eu

www.paolobalsamo.it

www.lavoriedilionline.it

 

Durata mostra:

dal 11 febbraio al 27 febbraio 2014

dal mercoledì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato
martedì e domenica dalle 15.00 alle 19.00
lunedì chiuso

Ingresso gratuito 

Info e contatti:

Mail: info@wikiarte.com

Sito: www.wikiarte.com


Scarica il modulo
facebook google twitter pinterest youtube newsletter Iscrivi alla Newsletter