Eventi


Mostra Antologica Paola De Laurentiis



La Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte

in Via San Felice 18 - Bologna

È lieta di invitarvi

Sabato 15 ottobre 2016

ore 18.00

All’ inaugurazione della mostra antologica di:

 

PAOLA DE LAURENTIIS

 

La «cosmografia interiore» di Paola De Laurentiis

di Marilena Pasquali

                                                           «Volgi il tuo occhio all’interno e scoprirai

                                                            migliaia di regioni, nel tuo cuore

                                                            vergini ancora. Viaggiale tutte, e fatti esperto

                                                            in cosmografia interiore»

                                                            Henry D. Thoreau, Walden. La vita nei boschi (1854)

            La prima sensazione che si prova di fronte alle opere di Paola è quella di una forza contratta, di una cascata di energia – controllata a fatica, ma comunque controllata – che dall’interno si riversa all’esterno e dà forma a figure della mente che diventano compagni di viaggio, persone in carne e ossa, volti familiari; in altre parole, figure della sua mente che diventano parte di noi.

La sua è stata una strada lunga e solitaria, con poche soste, qualche ritorno, molti scatti improvvisi come segni di un processo di maturazione che non si è arrestato se non alla fine (fine della vita e fine del lavoro per lei, come per ogni artista autentico, coincidono). Ma ciò che domina su tutto, che informa di sé ogni immagine lontana o recente e le dà la sua, particolarissima, fisionomia, è una specie di giocosa tragicità – mi si perdoni l’ossimoro, ma Paola è tutta un rimbalzar di specchi, rifrazioni, apparenti contraddizioni: la sensazione quasi spossata e pur sempre combattiva della difficoltà del vivere, la ricerca del senso dell’esistere, lo scoprire se stessi nel fondo degli occhi degli altri, il considerare ogni ritratto e autoritratto non come una carta di identità ma – ricordando Joyce – come «il diagramma di un’emozione».

In questo convivere in ogni opera di Paola di uno stupore d’infanzia e di una saggezza antica come il mondo, si nasconde il fascino della sua arte, la sua pienezza, la sua intensità. E anche ciò che a un primo sguardo può apparire ostile e perfino sgradevole – la traccia di una ferita, un occhio ipnotico, un sorriso raggelato – a una osservazione più approfondita rivela la sua umanità, la sua carica di empatia, la sua sofferenza nutrita di lampi di luce.

A volte le creature di Paola paiono frammenti di incubo che dal flusso magmatico del sogno affiorano alla coscienza per scuoterla, ferirla, marchiarla a fuoco: in ogni caso la sofferenza viene da lei accettata, forse non cercata ma certamente riconosciuta come linfa vitale, elemento necessario alla crescita e alla consapevolezza del sé. E in questo sofferto processo di riconoscimento, in questa rigorosa «cosmografia interiore» si può forse riconoscere anche un’intima religiosità, un’ansia di ricerca, un bisogno di alzarsi al di sopra della terra per sentirsi parte di essa e, insieme, per trovare il distacco necessario a meglio comprenderla (le sue Teste degli anni novanta richiamano per la loro dolente forza espressiva, quasi grida nel buio, i Crocefissi di William Congdon, corpo e legno che si compenetrano fino a diventare una cosa sola).

Anche nella materia combusta di Paola – tela, legno, colore impastati insieme – tutto si fonde, come se ogni sua figura portasse sul volto una mappa del paese del dolore e sulle spalle una croce fatta della propria carne e del proprio sangue. Ma la luce non manca mai, lampi bianchi che squarciano l’ombra, bagliori d’oro, accensioni di rosso vivo; forse scintille di un sorriso nascosto che apre la via, ancora una volta, al gioco, all’ironia, alla meraviglia.

Altri due grandi scrittori ci aiutano ad andare più a fondo in quel Dentro e Fuori che è l’arte di Paola, un’interiorità che chiede imperiosamente di uscire e una superficie che vive di impulsi e pensieri segreti. Il primo è Théophile Gautier: «non si può pensare a qualcosa continuativamente senza che questo pensiero non resti impresso sul corpo e sul volto». Ecco i Ritratti, i Volti, le Teste di Paola: personificazioni di un carattere, impronte di un pensiero, tracce di un’esperienza (a volte cicatrici di una dannazione) che sono tanto dell’artista quanto dei suoi modelli.

E poi c’è Pierre-Joseph Proudhon, il grande utopista perduto nel sogno di un mondo migliore, il quale con ardente convinzione afferma una verità che, per essere evidente, non meno va ripetuta con immutata convinzione: «si è veramente artisti solo dipingendo ciò in cui si crede, ciò che si ama, ciò che si spera o che si odia».

Quattro verbi, quattro moti della mente e del cuore, per tracciare il ritratto migliore di Paola, artista molto sola proprio perché ricca di umanità, che osserva con affetto e accompagna con apprensione i suoi personaggi nel loro cammino, quando consapevoli del pericolo ma indifferenti o noncuranti (come tutti noi) si avvicinano danzando all’orlo già rovente del vulcano.

 

 

Presentazione critica a cura di:

Dott.ssa Denitza Nedkova

                                                                                                                                            

Curatrice mostra:

Deborah Petroni

 

Catalogo mostra:

AEM Srls

 

Sponsorizzata e pubblicizzata da:

www.ilpensieroartistico.eu

www.paolobalsamo.it

 

Durata mostra:

dal 15 - 27 ottobre 2016

dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00 con orario continuato

Lunedì e domenica chiuso
Ingresso gratuito 

Info e contatti:

Mail: info@wikiarte.com

Sito: www.wikiarte.com

 


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