Eventi


Mostra CALEIDOSCOPIO Palazzo ODDO



COMUNICATO STAMPA

Lo splendido e storico Palazzo Oddo

in Via Roma 58

nella meravigliosa città delle cento torri

Albenga

è lieta di invitarvi mercoledì 11 dicembre

alle ore 18.00

 alla mostra

CALEIDOSCOPIO

 

DEGLI ARTISTI

ALESSANDRO SALA

GLENDA TINTI

LUCA TRIDENTE

 

 

Alessandro Sala

Nato a Genova nel 1958, dove vive e lavora. Inizia il suo rapporto con l'arte sin da piccolo con la tempera e l’acquerello. Consegue prima il diploma di geometra e poi quello in grafica pubblicitaria. L'approccio con il mondo del lavoro lo vede impegnato nella progettazione grafica e stampa con aziende leader del settore.
Non dimentica mai la sua passione per la pittura, toccando tutte le tecniche pittoriche per dedicarsi definitivamente all'olio, con escursioni nell'acquerello.
Un incontro fondamentale col Maestro Carlo Azzaretti, si consolida in una grande amicizia. Parallelamente all'attività primaria si dedica alla musica, ottenendo egregi risultati al flauto traverso nelle collaborazioni con il compositore Fulvio Pereda.
La notte è la sua dimensione per lavorare.
Nel 1997 decide di esporre i suoi lavori e di dedicarsi definitivamente alla pittura.

 

Glenda Tinti

 nasce a Prato, città dove attualmente vive e lavora. Fin da piccola manifesta un grande interesse per l’arte ed il disegno, iniziando a copiare le opere dei grandi artisti del passato . Scopre così Caravaggio, Van Gogh, Munch e Frida Kahlo, ancora oggi alcuni dei suoi artisti preferiti. Nel frattempo prosegue il proprio percorso scolastico diplomandosi al liceo classico Cicognini di Prato e poi studiando storia dell’arte all’ università di Firenze e poi di Verona. Frequenta per un anno la bottega della pittrice Adriana Leati prendendo lezioni di disegno e pittura: questa sarà un’esperienza fondamentale , non solo per apprendere le basi del disegno, ma anche per trovare un proprio stile e studiare in modo approfondito la tecnica ad olio. Inizia così a partecipare alle prime collettive nella sua città natale fino all’incontro fondamentale, nel 2012, con la galleria Wikiarte di Bologna che le dà la possibilità di far conoscere i propri lavori ad un pubblico più ampio e di realizzare la sua prima  personale in galleria. I suoi lavori si ispirano al mondo del cinema (in particolare ai film di Tim Burton), a quello delle illustrazioni (ama la delicatezza dei disegni di Beatrix Potter e Sarah Kay) , al meraviglioso mondo della natura e degli animali e ai lavori di Margaret Keane;  ma è soprattutto al genere del Surrealismo Pop che si rifanno i suoi ultimi lavori, con una particolare ammirazione per artisti come Audrey Kawasaki, Mark Ryden e Ana Bagayan.

 

Luca Tridente
Nella pittura vive la mia doppia anima….
La convinzione nel carattere della propria esistenza rivela la dedizione, in tutto e per tutto, di Tridente al mondo artistico. La duplicità del suo modus vivendi è condizionata dalla concezione del mondo  sempre in movimento tra l’infinito e il nulla, per perifrasare Pascal. Cosi stabiliti, queste due estremità si attraggono, creando una dinamica che, in questo caso, possiamo chiamare creatività artistica. L’infinito è legato alla spensieratezza puerile, al divertissement inteso come gioco innocente che, nell’incontro con la realtà  crea fratture. La serie di lavori incentrati sulle Fratture dimostrano come la tela è intesa non come superficie pittorica, ma come campo di azione della vita. Le lacerazioni prodotte sono radicali, espresse con forti contrasti cromatici e dislivelli materici. All’astrazione, però, non si arriverà mai. In quanto di vita si tratta. Accanto alle Fratture nascono figurazioni, volti, figure, paesaggi con le stesse caratteristiche: la matericità espressiva e la cromia accesa dell’Informale italiano , le colate dell’Action Painting  ma soprattutto il basso rilevo dell’Oggettivismo. Tridente stesso afferma un autentico bisogno di contatto fisico con il materiale “pittorico”. L’artista stende e modella a mano il gesso, l’elemento principale dei suoi lavori, ribadendo la duplicità dell’ artista-atifex, del pittore - ingegnere che trasforma il rigore matematico, necessario per costruire,  in rigore artistico necessario per raccontare la vita. Il gioco del fanciullo di modellare il gesso si trasforma nell’impegno dell’uomo di illustrare la realtà. Il divertissement pascaliano non allontana da se stessi, quindi, ma contrariamente avvicina le due parti dell’essere nell’equilibrio chiamato Arte

 

Presentazione critica a cura di:

Francesca Bogliolo

 

Curatore mostra

Deborah Petroni

 

entrata libera

orari:

dal lunedì a domenica

mattina dalle 10.30 alle 12.30

pomeriggio dalle 16.30 alle 19.30

Mail: info@wikiarte.com

 

 

 


Scarica il modulo
facebook google twitter pinterest youtube newsletter Iscrivi alla Newsletter