de franceschi

La memoria fluttua, reiterando un ritmo che le è proprio, di cui lascia intuire solamente un rassicurante sciabordio. In questo incessante movimento, essa trascina con sé visioni che hanno una natura profetica, vestigia di passate e future speranze, dettagli inevitabilmente modificati, smussati nelle caratteristiche essenziali; eppure, intatti nella propria preziosa sostanza. Nel grande teatro dello spirito, le figure di Emanuela de Franceschi si avvicendano con grazia, calcando con ritmo ininterrotto la scena, echi incessanti di un non luogo a cui ogni individuo è appartenuto, appartiene, apparterrà. Reiterazioni capaci di mantenere intatto il primo suono nella sua più intrinseca natura, i soggetti dell’artista sanno arricchirsi lungo il proprio percorso di rifrazione, trattenendo, al pari di una raffinata ragnatela, innumerevoli riflessi dell’anima. Mille sfaccettature della medesima realtà sfumano in una ricomposizione di immagini di senso, che sanno farsi portatrici di un tempo eterno. Fedeli alla propria funzione originaria di simulacro del divino, le maschere ricomposte della De Franceschi divengono varchi metafisici affacciati su un altrove, confini innalzati per impedire che si perda la lezione del passato, presenze riproposte come pietre miliari verso un ineffabile quanto seducente ignoto. Immobili, silenziose, interrogative, esse sembrano mantenere saldo un fil rouge che inizia dal paleolitico, nel momento in cui nelle grotte di Lascaux un uomo sconosciuto tracciò il profilo di un uomo mascherato. La De Franceschi conosce le testimonianze archeologiche dell’Antico Egitto e delle popolazioni precolombiane, sa confrontarsi con la funeraria romana e l’estetica del mosaico paleocristiano; approfondisce iconografie medievali e allegorie del Rinascimento, memori del “sua quique persona”, per giungere senza sosta alla riscoperta delle valenze magiche e divinatorie delle sculture che furono ispirazione di molte manifestazioni artistiche del Novecento da Picasso e De Chirico a Mitoraj. Per lei il mito e la maschera sono continuo oggetto di indagine artistica, inevitabile riflesso della condizione umana. Capace di dare voce, di far risuonare attraverso le proprie caratteristiche il proprio peculiare punto di vista sul mondo, l’arte della De Franceschi si fa essa stessa persona, simbolo di chi indaga il reale, capace di rivelare un’unione inscindibile tra l’uomo e le sue maschere, il vuoto e il pieno, la realtà e il sogno, il noto e l’ignoto. L’identità si ritrova in ricomposizioni di memoria che, facendo tesoro delle lezioni del passato, proiettano l’uomo in un futuro tutto da scrivere. In un’ora muta, la realtà si confonde con il sogno. 

Testo critico a cura della Dott.ssa Francesca Bogliolo 

© Emanuela De Franceschi per testi e immagini

 

Memory fluctuates, reiterating its own rhythm, leaving in its taw a reassuring ripple that we can only guess at. In this incessant movement, come visions with a prophetic nature, vestiges of past and future hopes, details inevitably modified, smoothed in essential characteristics yet with their precious substance intact. In the great theater of the spirit, the figures of Emanuela de Franceschi make a graceful entrance, treading the scene with uninterrupted rhythm, incessant echoes of a non-place to which each individual has belonged, belongs, and continue to belong. Reiterations capable of keeping the first sound intact in its most intrinsic nature, the artist’s subjects enriched along their own path of refraction, they retaining, like a refined spider’s web, innumerable reflections of what’s beyond. A thousand facets of the same reality fade into a recomposition of sense images defying the passage of time. Faithful to their original function as a simulacrum of the divine, the same masks, recomposed, become metaphysical portal to elsewhere, boundaries raised so as to prevent the lessons of the past being lost, presences reconstituted as milestones marking the way to  an ineffable but seductive unknown. Motionless, silent, interrogative, they seem to maintain a common thread that starts from the Paleolithic, when an unknown Lascaux caves dweller traced the profile of a masked man. De Franceschi is familiar with archaeological evidence of Ancient Egypt and of the pre-Columbian populations: she is able adopt and adapt  Roman funerary art and the aesthetics of  early Christian mosaics for her own purposes. She also  draws on medieval iconography and Renaissance allegories. Mindful of “sua quique persona”, she also alludes to and rediscovers  the magical and divinatory properties ??of ancient sculptures which inspired twentieth-century artistic masters such as Picasso, De Chirico or Mitoraj. For her the myth and the mask are a continuous object of artistic investigation, an inevitable reflection of the human condition.  Having developed her own voice and worldview, De Franceschi’s art creates its own  persona, a symbol whereby she investigates reality, and reveals an inseparable union between the man and his masks, emptiness and fullness, reality and dream, the known and the unknown. Identity is found again  in recompositions of memory which, drawing on the lessons of the past, projects man into a future to be still written, where time and silence meet, reality merges with  dream.

By Francesca Bogliolo 

© Emanuela De Franceschi per testi e immagini