Giovanna Regazzi

Giovanna è nata a Bologna nel 1958. Dopo essersi diplomata al Liceo Artistico, dal 1977 al 1982 è stata restauratrice nel laboratorio di Ottorino Nonfarmale dove si è specializzata nel ritocco pittorico. Ha così avuto la preziosa opportunità d’ intervenire su opere d’ importantissimi maestri come Cimabue, Tiziano, Lorenzo Lotto, Van Dick, Giovanni Bellini, Giorgio Vasari, Giuseppe Maria Crespi, Paolo Veronese… e molti altri. Grazie a questo ha potuto osservare da vicino la loro maniera: il tipo di composizione e il loro peculiare modo di risolvere con la tecnica l’espressione pittorica (le mescolanze dei colori, la corposità delle pennellate e la trasparenza delle velature). Lo studio di questi mezzi espressivi costituisce un prezioso bagaglio di conoscenze che le ha permesso di comprendere, non solo l’aspetto più sensibile dei modi adottati dai vari pittori nelle diverse epoche e scuole, ma anche l’esatta rispondenza delle tecniche alle forme della rappresentazione.

Sulla base di questa esperienza ha eseguito accurate copie d’autore, spaziando tranquillamente tra tecniche e stili differenti: da Bosch a Vermeer, da Caravaggio a Renoir, e poi Degas, Schagall, Picasso… Ora dedica la sua attività pittorica a cercare risposte personali ai problemi di rappresentazione preferendo argomenti semplici e quotidiani. In principio nei suoi quadri la composizione è impostata con chiarezza, apparentemente senza lasciare nulla al caso. È definito attentamente ogni momento, ogni passaggio di tono e di sfumatura. I particolari risultano affrontati con perfezione tecnica e sapienza illustrativa, con modi che appartengono ad altri tempi.  Alcune opere assumono un gusto surreale: i fiori e gli oggetti si mostrano con forme ambigue, si trasformano, si mescolano, e si propongono manieristicamente come piacevoli inganni per l’occhio.

Con la serie de “i limoni” Giovanna realizza un nuovo passo, qui il limone rimane unico protagonista delle sue “nature morte”, sospeso nello spazio e nel tempo, senza gravità, tagliato, sbucciato, spremuto, una fettina, uno spicchio e rimane dominante il colore: un giallo ottimista. Un oggetto realistico e domestico che si supera e si trasforma, mutazione dalla realtà a una libera trasformazione. Nelle sue ultime opere gli oggetti vengono rappresentati perlopiù ingranditi e questo presuppone una doppia lettura, distanziata e ravvicinata. Ad una visione ravvicinata i suoi dipinti non sono calligrafici come potrebbero apparire a distanza, ma sono di pennellata veloce, espressiva, volutamente leggera. Nella sua pittura è indiscutibile l’importanza della tradizione, forzata però verso una personalissima modernità, sapiente nel fare.

 

Nicolò Masturzo

 

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