KEKI

Con queste parole una sorta di manifesto della propria arte, si presenta l’artista KEKI, dunque Francesca Fachechi. Le sue opere rappresentano la propria ricerca ed il proprio linguaggio, che sin dalle titolazioni scelte, intendono avanzare secondo una narrativa precipua, frutto di questa volontà di sublimazione mediante cui armonia e bellezza dialogano in maniera essenziale. Tutte le sue opere propongono raffigurazioni in cui l’eterno femminino si rende sensuale protagonista di una visione misterica e mistica, lontana da qualsivoglia retropensiero malizioso. I dipinti si delineano, secondo canoni di una mimesi che affonda nel reale, nella messa in scena di atmosfere calde, vibranti, velate di raffinata sensualità, in cui la donna campeggia quale protagonista assoluta della drammaturgia e della composizione, in una tensione verso una limbica immanenza. Ciò che l’osservatore esamina, ha dinanzi a sé, è solo un’istante che l’artista ha catturato eternando volti e sinuosi corpi che abitano luoghi non riconoscibili ma scrivibili ad una tradizione che guarda alle avanguardie tedesche ed alla tradizione orientale. Le donne di KEKI sono l’emblema della consapevolezza, della propria forza. Da ciò emerge anche quella libertà di cui la pittrice fa cenno che oltre ad essere pittorica, è anche ed in particolare di valenza ontologica.

AA.VV

With these words a sort of manifesto of his own art, the artist KEKI, therefore Francesca Fachechi, introduces himself. His works represent his own research and his own language, which since the chosen titles, intend to advance according to a primary narrative, the result of this desire for sublimation through which harmony and beauty dialogue in an essential way. All her works offer representations in which the eternal feminine becomes the sensual protagonist of a mysterious and mystical vision, far from any malicious retro-thought. The paintings are outlined, according to the canons of a mimesis that sinks into reality, in the staging of warm, vibrant atmospheres, veiled with refined sensuality, in which the woman stands out as the absolute protagonist of dramaturgy and composition, in a tension towards a limbic immanence. What the observer examines, he has in front of him, is only a moment that the artist has captured by eternalizing faces and sinuous bodies that inhabit places that are not recognizable but can be written to a tradition that looks to the German avant-gardes and to the oriental tradition. The women of KEKI are the emblem of awareness, of their own strength. From this also emerges that freedom of which the painter mentions which in addition to being pictorial, is also and in particular of ontological value.

AA.VV