Semplici oggetti, figure silenti ed inanimate la cui forma, riletta secondo personale sentire, afferma il primato della pittura quale espressione, anziché rappresentazione, della realtà. Ed eterogeneità di segno, voce grafica di uno spirito libero, alimentato da passioni ed emozioni vissute che, attraverso l’arte, prendono forma.
Tradizione e contemporaneità, sintesi della rappresentazione di oggetti inanimati – in primis bottiglie – la cui forma, marcatamente allungata, rivisita l’idea di natura morta in chiave espressionista. Lo studio della posa, estremamente accurata, è solida matrice da cui l’artista Emidio Mastrangioli trae spunto, arricchito di vivide sensibilità ed immaginazione, coniando un linguaggio visuale, fortemente identitario e riconoscibile, la cui impronta manieristica permea gli oggetti di un sottile lembo cromatico che supera l’immediatezza della forma a favore della sua stessa, personale rappresentazione. Formatosi da autodidatta ed, a seguire, presso l’Istituto d’Arte di Sulmona, l’abruzzese Mastrangioli fonde per tanto pittura classica e linguaggio contemporaneo, con innegabile maestria ed autentica passione, attestate dalla partecipazione a rassegne italiane ed estere, dagli importanti riconoscimenti assegnategli, tra cui il Premio per Artista Giovane alla 48ª edizione del Premio Sulmona per l’Arte Internazionale, e dalla presenza nel Catalogo d’Arte Moderna edito da Mondadori, quale ulteriore testimonianza di vivo interesse da parte di critica e pubblico.
Figura, natura e spiritualità quali culmine rappresentativo dell’innata passione per l’arte e per la vita che distingue l’opera di Raf Spalvieri. Originario delle Marche e residente in Emilia, si è formato all’Accademia di Belle Arti di Bologna perfezionandosi nell’atelier del Maestro Dino Ferrari. La sua crescita artistica, ulteriormente arricchita dalla frequentazione del Centro Internazionale delle Arti dell’amico e poeta Giuseppe Tontodonati, delinea uno stile d’impronta figurativo-impressionista espresso attraverso il tema del paesaggio, della natura morta, dei numerosi autoritratti, dei nudi di donna – celebrativi della delicata beltà del genere – e di opere a carattere religioso, alcune delle quali ad oggi visibili nel comune bolognese di San Lazzaro. Forte eterogeneità, dunque, di soggetti scelti e tecniche impiegate nella cui commistione leggervi l’indiscussa sensibilità di Spalvieri, alfiere di un sentire che ben incarna il senso più autentico e vitale del segno quale libero vettore di emozioni, pulsioni o semplici ricordi che, attraverso l’artefatto, assumono tangibile sostanza.
Pietro Franca